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Questo è un contenuto pubblicitario realizzato da Dentro la Performance per Vitelli Moda. Il racconto ha scopo illustrativo: nomi e situazioni sono inventati e le sensazioni di comfort possono variare da persona a persona.
Prezzi, taglie, colori e condizioni di spedizione sono quelli indicati sul sito di Vitelli Moda al momento della pubblicazione e possono cambiare. Per ogni dettaglio fa fede la scheda prodotto.
Per dieci anni mi sono tolta il reggiseno ancora prima delle scarpe. Poi, una sera di settembre, me ne sono dimenticata.
Dodici ore fuori casa, tra treno e scrivania, e un pensiero che tornava ogni ora: slacciarlo. Finché una collega, alla macchinetta del caffè, mi ha chiesto quante volte al giorno mi tiravo su la bretella. E mi ha fatto vedere cosa porta lei. Per questo adesso lo tengo fino a quando vado a dormire, e nell'ingresso mi tolgo solo le scarpe.

Ho 41 anni, vivo a Bologna e lavoro in un ufficio assicurativo in centro. A casa ci sono Luca, mio marito, e i nostri due figli, Tommaso di 10 anni e Alice di 7. Per dieci anni, ogni sera, appena rientrata, ho fatto sempre lo stesso gesto. Prima ancora di togliermi le scarpe.
La sveglia suona alle sei e mezza. Alle 7:40 sono sul regionale, venticinque minuti con la borsa sulle ginocchia, e alle nove c'è quasi sempre una riunione. Il resto della giornata lo passo alla scrivania, tra telefonate e pratiche. Al ritorno faccio la spesa al volo e verso le sette sono a casa, dove Alice mi aspetta con mille cose da raccontare e Tommaso con i compiti di matematica.
Fino a poche settimane fa posavo le borse sul mobile dell'ingresso e, con le scarpe ancora ai piedi, portavo una mano dietro la schiena, sganciavo il reggiseno da sopra la camicetta e lo sfilavo da una manica, come nei numeri di magia. Finiva sull'attaccapanni, sopra la giacca. Luca ormai non alzava nemmeno gli occhi dal telefono.
Una domenica pomeriggio Alice ha voluto giocare alla «mamma che torna dal lavoro». È uscita sul pianerottolo con la mia borsa, è rientrata sbuffando, ha lanciato le chiavi nello svuotatasche e si è portata una mano dietro la schiena. «Finalmente», ha detto, con la mia stessa faccia. Luca ha riso fino alle lacrime e Tommaso ha applaudito. Ho riso anch'io, un po' meno di loro.
Il fatto è che Alice ci aveva visto giusto. Verso metà mattina le bretelle cominciavano a segarmi le spalle e da lì in poi il reggiseno diventava il rumore di fondo della giornata. Con le magliette aderenti andava anche peggio, perché sotto il tessuto si vedeva ogni cucitura, fino alla riga dei gancetti sulla schiena. Così ho smesso di metterle. La maglietta bianca che adoravo è finita in fondo all'armadio e, un capo alla volta, senza che me ne accorgessi davvero, mi sono ritrovata a vestirmi di camicioni larghi e cardigan scuri.
E poi c'era la manutenzione. Alla scrivania tiravo su la bretella ogni mezz'ora, con la stessa naturalezza con cui ci si sistema i capelli. Sul regionale delle 18:10 lo risistemavo sotto la maglia con due mosse rapide, sperando che il signore di fronte avesse gli occhi sul giornale.
«Ma perché non ne compri uno comodo?» mi ha chiesto Luca una sera, con la semplicità di chi un reggiseno non l'ha mai portato.
Per tutta risposta ho aperto il cassetto della biancheria e gli ho fatto segno di guardare dentro.
Ce n'erano otto. Quelli comodi, che sotto una maglia leggera facevano l'effetto armatura, e quelli carini, che dopo mezza giornata avrei lanciato dal finestrino del treno. I push-up erano i peggiori: li mettevo per le occasioni e dopo due ore contavo i minuti.
Lo conosci anche tu, quel cassetto. Credo che ce l'abbiamo quasi tutte, da qualche parte in camera da letto.
Io ero convinta che fosse normale: il reggiseno si sopporta dalle sette di mattina fino alla porta di casa, come il treno in ritardo o la riunione del lunedì. È il prezzo da pagare per uscire vestita come si deve. Poi, una mattina di settembre, una collega mi ha beccata in flagrante.
La domanda di Giulia davanti alla macchinetta del caffè

Era la prima settimana dopo le ferie e in ufficio eravamo ancora in pochi. Aspettavo il caffè con due dita infilate nel colletto della camicetta, a rimettere a posto la bretella per la terza volta in un'ora, quando Giulia della contabilità, 46 anni e zero filtri, è scoppiata a ridere. «Ma quante volte al giorno te la tiri su, quella bretella?»
«Lo facevo anch'io, fino alla primavera scorsa», ha ammesso, e ha tirato fuori il telefono. Sullo schermo c'era il reggiseno push-up senza cuciture di Vitelli Moda, lo stesso che portava in quel momento sotto una maglietta a costine aderente. Si è girata di spalle per farmi vedere, e sulla schiena la maglietta cadeva liscia. «Non ha una cucitura da nessuna parte», mi ha spiegato. «E il tessuto è morbido, elastico, ti si adatta addosso come una seconda pelle.»
«Io lo metto alle sette e lo tolgo quando vado a dormire», ha detto rimettendo il telefono in tasca. «In mezzo non ci penso mai.» Poi, vedendo la mia faccia, ha aggiunto: «E sì, è anche un push-up. Sostiene come deve, eppure è il primo che riesco a tenere dalla mattina alla sera senza contare le ore.»
Stavolta ho riso io. «Giulia, un push-up comodo? Non esiste. È come un tacco dodici comodo.»
«Esiste, e costa 24,95€ invece di 50,00€», ha risposto finendo il caffè in un sorso. «Mettilo per una giornata di lavoro, treno incluso, e poi ne riparliamo.» Sulla porta si è girata un'ultima volta: «Così almeno la scusa del prezzo non ce l'hai più.»
Sono tornata alla scrivania poco convinta. Nel cassetto avevo già otto reggiseni, e nessuno era mai sopravvissuto al treno delle 18:10.
La sera, sul divano, con Luca che guardava la partita, ho aperto il sito di Vitelli Moda e l'ho ordinato comunque, in beige. Ero sicura che sarebbe finito nel cassetto insieme agli altri.
Il primo giorno con la maglietta bianca che non mettevo più

Il pacco è arrivato tre giorni dopo. L'ho aperto sul tavolo della cucina, con Alice appollaiata sulla sedia accanto, convinta che dentro ci fosse qualcosa per lei. La prima cosa che ho sentito tra le dita è stata la morbidezza di un tessuto liscio, quasi setoso.
L'ho tirato un po' tra le mani: si allungava senza fatica e poi tornava com'era. L'ho girato e rigirato in cerca di una cucitura, e niente. Alice ha stabilito che era un reggiseno noioso ed è tornata ai suoi cartoni animati.
La mattina dopo l'ho messo alle sette e, prima di cambiare idea, ho ripescato dal fondo dell'armadio la maglietta bianca aderente, in esilio da anni. Mi sono detta: male che vada, mi cambio prima del treno.
Nello specchio dell'ingresso, lo stesso davanti al quale per dieci anni me l'ero tolto ogni sera, mi sono guardata di fronte, di fianco e di spalle. Sotto la maglietta non c'era una riga, nemmeno sulla schiena.
Poi sono uscita di corsa, come sempre, per il regionale delle 7:40.
In treno ho trovato posto vicino al finestrino e per venticinque minuti ho letto senza alzare gli occhi dal libro.
A pranzo mi sono accorta che dalle sette non l'avevo sistemato neanche una volta, né sul treno né durante la riunione delle nove.
Ho mandato un messaggio a Giulia: «È l'una e la bretella è ancora al suo posto. Sarà fortuna, no?»
La risposta è arrivata dopo un minuto: «Fortuna, certo. È fatto apposta per chi lo tiene addosso dalle sette di mattina alle sette di sera. Stasera vediamo se ti ricordi di toglierlo.»
Nel pomeriggio mi sono ritrovata a canticchiare davanti alla stampante. Colpa del caffè, forse.
Mi dicevo che era una giornata fortunata e intanto mi controllavo in ogni vetrata dell'ufficio.
Mi sembrava tutto così facile.
La sera, nell'ingresso, me lo sono tolto con le scarpe ancora ai piedi, per abitudine, come quando spegni la luce uscendo da una stanza. Solo più tardi, a cena, mentre Tommaso raccontava la sua partita di calcetto, mi sono accorta che per tutta la giornata non avevo contato le ore.
Per la prima volta da anni ero stata a mio agio nei miei vestiti.
Ed era solo il primo giorno.
Perché questo ha funzionato e gli altri no

A fine settimana mi sono accorta di una cosa. Avevo smesso di guardarmi nelle vetrine, sulla strada per l'ufficio, per controllare se sotto la maglia si vedeva qualcosa. In una settimana non l'avevo sistemato una volta, nemmeno in treno. Volevo capire il perché, così il lunedì, alla macchinetta, ho fatto il terzo grado a Giulia.
La risposta era così semplice che ci sono restata un po' male, pensando ai dieci anni passati a slacciarmi il reggiseno in corridoio.
Perché «tanto ci si fa l'abitudine» non regge
Ce l'hanno insegnato da ragazze: il reggiseno un po' stringe, è normale, poi ci si fa l'abitudine. Così allenti le bretelle al massimo e la sera te lo togli appena entri in casa. Io ho fatto così per dieci anni. Solo che l'abitudine non toglie le cuciture e non alleggerisce le bretelle, e il fastidio resta lì, uguale, ogni giorno.
L'altra strada è spendere di più. L'ho fatto anch'io: il negozio di intimo in centro e uno scontrino che ricordo ancora adesso. In camerino stava benissimo. Due giorni dopo, alla scrivania, tiravo su la bretella come con tutti gli altri.
Così si passa dal reggiseno da pochi euro, che sopporti, a quello caro, che sopporti lo stesso. Cambia solo il prezzo sull'etichetta. La voglia di toglierlo, a fine giornata, resta identica.
Cosa fa di diverso il reggiseno di Vitelli Moda
Giulia me l'ha spiegata così:
«Guarda, il problema sono le cuciture. Ognuna è un punto che sfrega e che si vede sotto la maglietta. Poi c'è il peso, tutto sulle bretelle, e a metà mattina le spalle te lo fanno sapere. Questo di cuciture non ne ha, e il peso lo distribuisce sulla schiena. Dopo due giorni non ci pensi più, giuro.»
Quella sera, a casa, l'ho rigirato sul letto con le sue parole in testa. Non c'è una cucitura da nessuna parte, quindi non c'è niente che sfreghi o che disegni una riga sotto una maglia aderente. Il tessuto è morbido, quasi setoso, e si allunga: ti avvolge come una seconda pelle e si adatta alla tua forma. Quando alzo il braccio per reggermi in treno, si muove con me. E una parte del peso se la prende la schiena, così spalle e collo sentono meno pressione.
È pensato per starti addosso tutto il giorno, tutti i giorni, in ogni stagione, dalla camicetta leggera di settembre al maglione di gennaio. La mattina lo metti e poi ti vesti come ti pare.
Il bello è che alle sei di sera è comodo come quando l'hai messo. Con gli altri, già a metà mattina sentivo tutto il peso sulle spalle e pensavo solo al momento di toglierlo.
Le mani restano sulla tastiera o sulla borsa, e le bretelle le lascio in pace.
Un reggiseno lo porto dalla mattina alla sera, e in tutte quelle ore anche una bretella che tira pochissimo diventa il pensiero fisso del pomeriggio.
Con questo sono spariti proprio i due fastidi che mi rovinavano la giornata, e più lo porto, meno mi ricordo di averlo addosso.
Com'è fatto, in concreto
Sono andata a rileggermi la scheda sul sito di Vitelli Moda. In pratica, le cose da sapere sono tre:
Nessuna cucitura, da nessuna parte: è liscio sulla pelle e sotto i vestiti non lascia righe né segni, nemmeno con la maglia più aderente che hai. A metà giornata non ti ritrovi a cercare con le dita il punto che sfrega.
Tessuto morbido, come una seconda pelle: setoso al tatto ed elastico, prende la tua forma e ti segue quando ti siedi alla scrivania o allunghi un braccio. È la prima cosa che ho notato, appena l'ho tirato fuori dalla scatola.
Push-up integrato, con il peso che si distribuisce sulla schiena: sostiene e valorizza la figura in modo naturale, con meno pressione su spalle e collo. Io l'ho comprato per la comodità, e il push-up lo considero un di più, di quelli che fanno piacere.
Lo trovi in cinque colori (blu scuro, blu, nero, beige e rosa) e in quattro taglie, dalla M alla 2XL: sulla pagina c'è una tabella per scegliere in base al peso e alla taglia che porti di solito. Costa 24,95€ invece di 50,00€. E io, quel lunedì sera, avevo già messo gli occhi sul blu scuro.
Quello che Francesca ha notato prima di me, all'aperitivo

Erano passate tre settimane, forse quattro. Un venerdì qualunque di settembre, l'aperitivo con Francesca, la mia compagna di banco del liceo, al solito tavolino sotto i portici.
Niente di speciale in programma: dall'ufficio ero andata dritta al bar, con la borsa del computer in spalla. Addosso avevo una maglia a costine aderente, di quelle che per anni erano rimaste in fondo all'armadio.
L'avevo messa alle sette di mattina senza pensarci due volte.
La mattina era stata la solita corsa, con il caffè bevuto in piedi e Tommaso che cercava il diario sotto il divano. Stavolta, però, non mi ero cambiata tre volte davanti allo specchio dell'ingresso.
Eravamo al secondo spritz quando Francesca ha posato il bicchiere e mi ha squadrata, con la faccia che faceva al liceo quando stava per prendermi in giro.
Mi conosce da una vita. Negli ultimi anni mi aveva vista solo con camicie larghe e cardigan abbondanti, e a ogni aperitivo, prima o poi, con una mano sotto la manica a sistemare la bretella.
«Da quando porti di nuovo le maglie aderenti?» mi ha chiesto, puntandomi addosso l'oliva infilzata sullo stuzzicadenti. «Saranno dieci anni che non ti vedo così.»
Ho aperto la bocca per rispondere con una battuta e l'ho richiusa.
È stato lì che ho fatto il conto.
Avevo il reggiseno addosso dalle sette del mattino, e da allora non ci avevo pensato nemmeno una volta. Non l'avevo sistemato in treno e nemmeno alla riunione delle undici. Dieci anni ad aspettare la sera per toglierlo, e adesso me n'ero dimenticata come ci si dimentica dei calzini.
Gliel'ho raccontato, e lei si è fatta seria.
«Aspetta. Quale reggiseno? Io il mio lo odio dalle dieci di stamattina.»
«Quello di Vitelli Moda, il push-up senza cuciture. Me l'ha fatto vedere Giulia, una collega, alla macchinetta del caffè.»
Francesca aveva già il telefono in mano e scriveva «Vitelli Moda» prima che finissi la frase. Una domanda buttata lì tra un'oliva e l'altra, e un minuto dopo eravamo chine tutte e due sullo stesso schermo.
«Comunque si vede, sai. È tutta sera che non tocchi la bretella.»
«Prendi il beige, fidati. E non dirlo a Giulia, che poi se la tira.»
Sono rientrata verso le nove. Mi sono tolta le scarpe in corridoio e sono andata dritta in cucina, poi ho messo a letto Alice. Il reggiseno è rimasto dov'era fino all'ora di dormire.
Prima le scarpe, finalmente.
Il primo mese, settimana per settimana

Visto da qui, è andata a piccoli passi, e sul momento quasi non ci facevo caso. Più o meno così, dalla prima mattina in cui l'ho messo.
Giorno 1: Sotto la maglietta bianca aderente, allo specchio dell'ingresso, non si vedeva nessuna riga. Fino a sera non l'ho sistemato una volta, e ho dato il merito alla fortuna.
Prima settimana: Diffidenza pura. Ogni mattina lo mettevo aspettando il solito fastidio di metà pomeriggio, e ogni sera scoprivo che non era arrivato. Intanto ho ripescato dall'armadio due maglie aderenti che non mettevo da anni.
Seconda e terza settimana: Ho ordinato un secondo reggiseno, in blu scuro, per le maglie più scure, così potevo alternarli. In ufficio ho smesso di tenere il cardigan addosso tutto il giorno per nascondere le righe sotto la maglia. Giulia l'ha notato e ha fatto la faccia di chi aveva ragione.
Dopo un mese: Ormai lo metto la mattina come l'orologio e poi me ne dimentico. La sera mi tolgo le scarpe, preparo la cena e al reggiseno ci penso solo quando vado a letto. A fine giornata mi sento comoda, semplicemente, e la maglia è liscia come alle sette del mattino.
Contavano le cose piccole: la maglietta bianca rimessa il martedì senza pensarci, due ore di riunione senza mai infilare le dita sotto la bretella. Messe in fila, a fine mese, valevano più di dieci anni di reggiseni nel cassetto.
E poi c'è Luca, che quando rientro mi guarda ancora passare in corridoio, in attesa del solito gesto con le mani dietro la schiena.
Per il resto non è cambiato niente. Stesso regionale della mattina, stessa corsa al supermercato all'uscita dall'ufficio. Solo che adesso, per la prima volta da anni, le maglie aderenti sono tornate in prima fila nell'armadio.
Perché nessuno ci dice che un reggiseno può essere comodo

Ed ecco la parte che mi fa ancora arrabbiare:
Cresciamo con l'idea che il reggiseno debba dare un po' fastidio, e che vada bene così. Mia madre me lo ripeteva davanti allo specchio: «O bella o comoda, Chiara. Tutte e due insieme non si può.» Io ci ho creduto per trent'anni. Così ho sopportato le bretelle che tirano e le righe sotto le maglie, convinta che toccasse a tutte.
Se qualcuno ci dicesse che esiste un reggiseno morbido, senza cuciture, che a metà pomeriggio non ti ricordi nemmeno di avere, lo proveremmo tutte domani. Eppure nessuno ce lo dice.
Sinceramente, quand'è stata l'ultima volta che qualcuno ti ha parlato di un reggiseno comodo senza aggiungere subito «eh, però un po' di fastidio lo dà a tutte»?
Nelle vetrine del centro, tra l'ufficio e la stazione, vedo sempre le stesse cose: coppe rigide, pizzi, cuciture dappertutto, tutto molto strutturato. Un reggiseno morbido e senza cuciture a 24,95€, in quelle vetrine, non l'ho mai visto.
Intanto, a casa, avevo un cassetto pieno di reggiseni messi due volte e poi lasciati lì.
Poi è arrivato quello di Vitelli Moda.
Non ha cuciture, quindi sotto una maglia aderente non si vede nessuna riga. Il tessuto è morbido ed elastico e si adatta al corpo come una seconda pelle. Il peso è distribuito sulla schiena, così su spalle e collo c'è meno pressione, e il push-up valorizza la figura in modo naturale. Io lo metto alle sette di mattina e ci ripenso solo quando vado a letto.
Giulia da primavera non ne vuole sapere di altri reggiseni, e io ormai nemmeno. Quelli vecchi sono ancora nel cassetto, piegati per bene, e credo che resteranno lì.
Se ne sente parlare poco, e in vetrina non lo vedrai. Arriva col passaparola: a me l'ha fatto vedere Giulia sul telefono, alla macchinetta del caffè, e io l'ho passato a Francesca.
Giulia, quando gliel'ho fatto notare, non ha nemmeno alzato gli occhi dal caffè: «Le vetrine le fanno per i manichini, cara. E i manichini non fanno otto ore di ufficio.»
Perché al posto tuo non aspetterei

C'è un'altra frase di Giulia che non mi è più uscita di testa:
«Domani mattina un reggiseno te lo metti comunque. Tanto vale che sia uno che ti dimentichi di avere addosso. Il resto sono scuse, e le conosco tutte: le ho usate anch'io.»
Te lo dico semplice.
Cambi una cosa sola, il reggiseno che ti metti la mattina. Il resto della giornata non cambia, treno e riunioni compresi. Solo che la sera, quando entri in casa, non hai più tutta questa fretta di togliertelo.
Ma la cosa che mi ha colpita di più è questa: per dieci anni ho cercato di abituarmi a una cosa che si poteva cambiare in una sera.
Rimandare è facile, lo so. A un reggiseno scomodo ci si abitua piano piano, finché una mattina ti sembra normale.
La differenza, poi, si sente subito. Io me ne sono accorta già il primo giorno, all'ora di pranzo, quando ho capito che non l'avevo sistemato nemmeno una volta.
Anch'io stavo per rimandare. Quella sera sul divano, dopo la chiacchierata con Giulia, mi sono detta: domani, la settimana prossima, quando avrò un po' di tempo. Era la frase che mi ripetevo da anni. Alla fine ci è voluto un minuto, con il telefono in mano.
Credimi, avrei voluto cominciare molto prima. Ho passato anni a dirmi che era normale e a comprare reggiseni nuovi, sperando ogni volta che fosse quello giusto. Non lo era mai.
Quegli anni ormai sono andati, pazienza. Però la mattina dopo l'arrivo del pacco ero già sul treno con la maglietta bianca.
A dirla tutta: quella maglia aderente che non metti da anni potrebbe uscire dall'armadio prima di quanto pensi.
Se rimandi, ti dico io come andrà, perché ci sono passata:
Nelle prossime settimane:
Guardi l'orologio in ufficio e conti le ore che mancano a quando potrai toglierti il reggiseno
Ti sistemi le bretelle alla scrivania, sperando che nessuno ti stia guardando
Le maglie aderenti restano nell'armadio, piegate, ad aspettare tempi migliori
La sera, appena chiusa la porta, ti slacci il reggiseno con la borsa ancora in spalla
Tra dodici mesi:
Il cassetto è pieno come oggi, con un paio di reggiseni in più
Ogni mattina comincia allo stesso modo, con lo stesso reggiseno e la stessa voglia di arrivare a sera
L'amica che l'ha provato prima di te va in ufficio con la maglia più aderente che ha, e tu ti ripeti che prima o poi lo ordini
Rimandi ancora, e passa un altro anno uguale a quello prima
Una cosa a cui non pensiamo quasi mai:
Il reggiseno è la prima cosa che ti metti la mattina e, in teoria, l'ultima che ti togli la sera. Ci passi dentro più ore che alla scrivania. Se c'è un capo del guardaroba che deve essere comodo, è proprio lui. Morbido, senza cuciture, da mettere alle sette e non toccare più fino a sera.
La buona notizia è che puoi ordinarlo dal divano.
È fatto apposta per giornate come le nostre. Il reggiseno push-up senza cuciture di Vitelli Moda si porta tutto il giorno, tutti i giorni e in ogni stagione, sotto una camicia da ufficio, una maglietta aderente o un vestito. Per me ha voluto dire rimettere la maglietta bianca dopo anni e arrivare a sera senza ricordarmi di averlo addosso.
Lo metti la mattina, prendi il treno, fai le tue riunioni, passi a fare la spesa, e la sera ti accorgi che è ancora lì e non ti ha dato un solo pensiero.
Io ci ho messo anni, a capirlo.
Allora ti chiedo: cosa ti metteresti domani mattina, se fossi sicura di passare tutta la giornata senza pensare al reggiseno nemmeno una volta?
Il prezzo aiuta: 24,95€ invece di 50,00€. Per una cosa che porti addosso dalla mattina alla sera, tutti i giorni, mi sembra poco.
Te lo racconto perché avrei voluto che qualcuno lo raccontasse a me dieci anni fa, davanti a un caffè, come ha fatto Giulia.
L'unico neo: in negozio non lo trovi
Francesca il giorno dopo voleva andare a provarlo in centro. Niente da fare, si compra solo online, sul sito di Vitelli Moda.
In compenso è tutto semplice: la spedizione è gratuita in tutta Italia, senza minimo d'ordine, e puoi pagare con PayPal o con la carta.
Sulle taglie Giulia mi ha dato un consiglio solo, e aveva ragione: prima di ordinare, guarda la tabella sulla pagina del prodotto. Le taglie vanno dalla M alla 2XL e si scelgono in base al peso e alla taglia di reggiseno che porti di solito. Io ho controllato le due colonne e ho trovato la mia al primo colpo.
Quanta differenza facesse l'ho capito una mattina in cui il beige era in lavatrice e ho ripescato dal cassetto uno dei vecchi. Alle dieci ero già in bagno a sistemarmi le bretelle.
Adesso ne ho due, così ce n'è sempre uno pronto. Il beige lo metto sotto le camicette chiare, il blu scuro sotto le maglie scure. I colori sono cinque (blu scuro, blu, nero, beige e rosa), e Giulia ha già messo gli occhi sul rosa.
Faccio due conti. Sul sito di Vitelli Moda costa 24,95€ invece di 50,00€, cioè il 50% di sconto. In pratica, con i soldi di uno a prezzo pieno ne ho presi due, il beige e il blu scuro. La spedizione è stata gratuita tutte e due le volte, perché in Italia lo è su qualsiasi ordine, e la prima volta ho pagato con PayPal, la seconda con la carta. Se vuoi un consiglio, comincia dal colore che metteresti più spesso. Io sono partita dal beige e lo rifarei.

Il reggiseno che ti dimentichi di avere addosso
Il push-up senza cuciture di Vitelli Moda, in cinque colori e nelle taglie dalla M alla 2XL: 24,95€ invece di 50,00€.
Se sei arrivata fin qui, stasera in corridoio tocca alle scarpe
Per dieci anni ho pensato che fosse il prezzo da pagare per portare un reggiseno tutto il giorno.
Il gancetto slacciato in corridoio, prima ancora delle scarpe. Le righe sotto la maglietta bianca, che a un certo punto avevo smesso di mettere. Le bretelle sistemate alla scrivania e sul treno, sperando che nessuno se ne accorgesse.
Poi Giulia mi ha vista sistemarmi una bretella alla macchinetta del caffè, si è messa a ridere e mi ha passato il telefono. E un venerdì, all'aperitivo, Francesca mi ha chiesto: «Da quando porti di nuovo le maglie aderenti?» Del reggiseno mi ero scordata.
Faceva il suo lavoro senza farsi sentire, sotto la maglia, mentre io pensavo a tutt'altro.
E pensare che per anni avevo deciso, senza dirlo a nessuno, che le maglie aderenti non facevano più per me. Le avevo spostate in fondo all'armadio, dietro i maglioni larghi.
Adesso, quando rientro, la prima cosa che mi tolgo sono le scarpe. Metto su l'acqua, do un'occhiata ai compiti di Alice e Tommaso, e il reggiseno resta dov'è fino a quando vado a dormire. Se stasera ti ritrovi in corridoio con le mani già sul gancetto, pensa a me. E la prossima volta, comincia dalle scarpe.
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