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Dentro la Performance è una rubrica pubblicitaria realizzata per Vitelli Moda. Chiara, Marta e le altre persone citate sono personaggi di fantasia; la storia è un racconto illustrativo.
Prezzi, sconti e disponibilità possono cambiare: fa fede quanto indicato nella pagina del prodotto al momento dell’ordine.
Per tre autunni di fila ho smesso di correre a ottobre. Poi Marta ha preso in mano le mie scarpe.
Per tre anni, a metà ottobre, la sveglia delle sei restava spenta. Poi Marta ha girato una delle mie scarpe sulla panchina del Valentino e ha premuto il pollice sul tallone. Quel paio aveva smesso di lavorare molto prima di me.

Ho trentotto anni e corro da quando ne avevo trentuno. Tre mattine a settimana, prima dell’ufficio, lungo il Po al parco del Valentino, a Torino. Da aprile a settembre non salto quasi mai un’uscita. Poi arriva ottobre, e per tre autunni di fila mi sono fermata.
Il copione era sempre lo stesso. A settembre è facile: alle sette c’è già luce, l’aria è fresca e l’estate ce l’hai ancora nelle gambe. Poi a metà ottobre esci di casa e il cielo è ancora nero, l’asfalto del lungofiume è bagnato e duro, e dopo tre o quattro uscite l’asfalto comincia a farsi sentire.
Una mattina salti perché piove. Quella dopo perché fa buio. Due uscite saltate diventano quattro, e a novembre mi ripetevo la solita frase: «Ricomincio a primavera».
Le mie compagne del giovedì facevano lo stesso e ci ridevamo sopra. La chiamavamo la stagione del divano.
L’anno scorso, a inizio ottobre, ci ha pensato Marta. Corriamo insieme il giovedì da cinque anni. Eravamo al terzo chilometro, sotto i platani del Valentino, e io mi lamentavo già dell’asfalto.
«Fammi vedere le scarpe», mi ha detto. Mi sono seduta sulla panchina, me ne sono sfilata una e gliel’ho passata. Marta l’ha girata e ha premuto il pollice sul tallone. La suola era liscia come un sasso di fiume e sotto il suo dito si schiacciava senza la minima resistenza.
«Queste hanno smesso di lavorare da un pezzo», ha detto. «Stai correndo su una scarpa finita. Per forza a ottobre ti fermi.»
Le avevo comprate quasi cinque anni prima e avevano fatto migliaia di chilometri tra lungofiume, parchi e marciapiedi. Da fuori sembravano ancora a posto: nessun buco, i lacci interi, solo un po’ scolorite.
Quella sera le ho appoggiate sul tavolo della cucina e le ho guardate con attenzione, per la prima volta dopo anni. La tomaia si era allargata, il tallone si piegava con due dita e il tessuto all’interno era lucido di consumo.
Il messaggio di Marta, alle dieci di sera

Alle dieci mi è arrivata una foto: le scarpe che Marta usa da settembre, arancioni, appoggiate sullo zerbino di casa sua. Sotto, un link e tre righe.
«Guarda tre cose», mi aveva scritto. «La tomaia deve tenere fermo il piede, così non scivola avanti e indietro a ogni passo. La suola deve attutire l’appoggio sull’asfalto duro. E il mesh deve far respirare il piede, perché a novembre corri con i leggings lunghi e dopo mezz’ora sudi comunque.»
Ho aperto il link. Erano le scarpe da corsa ad alte prestazioni di Vitelli Moda, con supporto rinforzato e suola ammortizzata. Le mie vecchie le avevo pagate centoquaranta euro. Queste costavano molto meno.
Le ho risposto: «Così poco? E vanno bene anche a novembre?»
«Per correre a novembre servono tre cose fatte bene, e queste le fanno», mi ha scritto. «Io le porto da settembre e non ho saltato un giovedì.»
Poi un vocale, perché Marta i messaggi lunghi non li scrive: «Prendi mezza taglia in più, lo consigliano anche loro. La spedizione è gratuita. Giovedì ti aspetto al secondo lampione.»
Ho guardato le scarpe vecchie sul tavolo, poi il telefono. Le ho ordinate prima di andare a dormire.
Le prime mattine, con il buio delle sette

Quando è arrivato il pacco ho aperto la scatola in corridoio e le ho provate subito, in pigiama, con i calzini di lana.
La prima cosa che ho sentito è stato il tallone. Stava fermo. Con le vecchie avevo preso l’abitudine di stringere i lacci il più possibile, pur di non sentirlo ballare.
Il giovedì dopo sono uscita alle sei e cinquanta. Fuori era buio pesto, quattro gradi, il lungofiume ancora bagnato dalla pioggia della notte.
Al primo chilometro non ho pensato ai piedi. Al secondo nemmeno.
Con le scarpe vecchie ogni passo sull’asfalto freddo arrivava secco, come battere i talloni su un pavimento di pietra. Con queste l’appoggio era più morbido e la corsa filava più liscia, passo dopo passo.
Il piede restava al suo posto anche in curva, sul ponte, sui tratti di pavé. La tomaia rinforzata lo tiene fermo, e dopo un po’ smetti di pensarci.
Al ritorno, nonostante i leggings lunghi e la giacca, i piedi erano ancora freschi. Il mesh fa girare l’aria.
Marta mi aspettava al secondo lampione. Mi ha guardato le scarpe, poi me.
«Allora?»
«Allora giovedì prossimo ci sono.»
Da lì ho ricominciato a uscire anche il martedì e il sabato, come d’estate. Con il buio, con la nebbia, con il fiato che fa il vapore. Uscire era tornato semplice. Mi alzavo, mi vestivo e andavo, come ad agosto.
Perché questa volta ha funzionato

Verso la fine di ottobre mi sono accorta di aver fatto tutte le uscite segnate sul calendario, compresa una sotto la pioggia. Non mi succedeva da quattro autunni. Così ho chiesto a Marta di spiegarmi bene la faccenda delle scarpe.
Mi ha risposto con la calma di chi lo ripete ogni settembre a tutto il gruppo del giovedì.
Cosa succede alla prima mattina a quattro gradi
Arriva la prima mattina a quattro gradi, ogni passo sull’asfalto duro si fa sentire e la sveglia la spegni.
Marta la mette così: se ogni uscita è scomoda, prima o poi trovi una scusa buona per saltarla. E a ottobre le scuse buone sono tante: il buio, il freddo, la pioggia.
Cosa fa una scarpa nuova quando l’asfalto si indurisce
Marta me l’ha spiegata così:
«Una scarpa da corsa si consuma da dentro. Dopo centinaia di chilometri l’ammortizzazione si schiaccia e la suola assorbe sempre meno. La tomaia si allarga e il piede comincia a muoversi dentro la scarpa.»
Le scarpe da corsa ad alte prestazioni di Vitelli Moda lavorano proprio su quei punti.
La tomaia rinforzata tiene il piede saldo, per una stabilità maggiore a ogni appoggio, ed è fatta per durare. La suola ammortizzata assorbe l’impatto, così l’appoggio sull’asfalto di città è più morbido e la falcata più fluida.
Poi c’è il mesh traspirante, che fa circolare l’aria e tiene i piedi freschi anche nelle uscite più lunghe, quando esci vestita pesante.
E sono belle. Io le ho prese arancioni, ma ci sono anche nere, blu, azzurre e verdi, e il sabato le porto volentieri anche per andare al mercato.
Una scarpa che tiene fermo il piede, attutisce l’appoggio e lascia respirare. A novembre, per me, è bastato questo.
Cosa c’è in un paio di scarpe da corsa Vitelli Moda
Marta mi ha fatto l’elenco di quello che guarda lei quando sceglie un paio per l’inverno:
Tomaia rinforzata: tiene il piede ben saldo, per una stabilità maggiore a ogni passo, ed è costruita per durare. È lei che fa smettere di ballare il tallone
Suola ammortizzata: assorbe l’impatto e rende l’appoggio più morbido sull’asfalto duro della città. La falcata viene più fluida, dalla corsetta di mezz’ora al lungo della domenica
Mesh traspirante · Design moderno · Numeri dal 36 al 45. L’aria circola e i piedi restano freschi anche nelle corse più lunghe. Ci sono nere, blu, azzurre, verdi e arancioni, per correre e per tutti i giorni
Un consiglio pratico: prendi mezza taglia in più, come suggerisce anche Vitelli Moda. In questo periodo le trovi a 72,95€ invece di 104,00€, con la spedizione gratuita in Italia.
La mattina di novembre in cui me ne sono accorta

Era un giovedì di metà novembre, uno di quelli in cui la nebbia sale dal Po e la collina sparisce.
Il nostro solito giro: Valentino, ponte Isabella, ritorno lungo il fiume. Sette chilometri.
Mi sono fermata sul ponte ad aspettare Marta, rimasta indietro per riallacciarsi una scarpa. Avevo il fiato corto e le guance fredde.
E lì mi è venuto in mente il calendario.
Negli ultimi tre anni, a metà novembre ero sul divano da un mese. Quel giovedì avevo appena finito il secondo giro della settimana.
Me ne sono accorta da sola, in mezzo alla nebbia, con i piedi ancora caldi.
Marta è arrivata e si è appoggiata al parapetto accanto a me.
«Che hai da ridere?»
«È novembre», le ho detto. «E sono ancora qui.»
Lei ha alzato le spalle, come se fosse ovvio.
«Te l’avevo detto, sulla panchina.»
Il sabato dopo, al mercato di Porta Palazzo, il ragazzo del banco della frutta mi ha chiesto dove avessi preso le scarpe arancioni. Gliel’ho scritto su un pezzo di carta del sacchetto.
Continuavo a uscire, e a un certo punto ho cominciato perfino ad aspettarle, quelle mattine con la nebbia e i lampioni ancora accesi.
E il giovedì, al secondo lampione, Marta ormai mi saluta e basta.
Le settimane che ho segnato sul calendario

Sul frigo tengo un calendario di carta, e da ottobre ho cominciato a fare una crocetta a ogni uscita. Tre a settimana, a volte quattro.
La prima settimana ci ho fatto caso a ogni passo: il tallone che stava fermo, l’appoggio più morbido sul pavé bagnato, il piede che non scivolava in avanti nelle discese verso il fiume.
Dalla terza ho smesso di pensarci. Le scarpe erano comode e basta, e la testa era libera di guardare la nebbia, il fiume, i canottieri che rientrano.
A metà novembre avevo più crocette di tutto l’autunno precedente messo insieme.
A dicembre ho allungato il giro della domenica fino a Moncalieri e ritorno, con i piedi ancora freschi dopo un’ora.
A Capodanno ho contato le crocette da ottobre in poi: trentasei.
L’anno prima, nello stesso periodo, ero uscita sì e no quattro volte.
Perché quasi nessuno te lo dice

Ancora oggi mi arrabbio un po’ a pensare che bastava girare le scarpe e guardare la suola.
Chi corre da tanti anni lo fa per prima cosa. Marta lo fa con tutto il gruppo, ogni settembre, prima che arrivi il buio.
Una scarpa da corsa vecchia raramente sembra rotta. Niente buchi, niente cuciture saltate. L’ammortizzazione si schiaccia un po’ alla volta, la tomaia cede di un millimetro al mese, e da un giorno all’altro la differenza non si vede.
Ti accorgi solo che a ottobre ogni uscita pesa di più, e cominci a saltarne qualcuna.
Le mie scarpe vecchie sono ancora nella scarpiera all’ingresso. Le ho tenute per ricordarmi com’erano ridotte. Ogni tanto una collega le vede e mi chiede perché non le butto.
Le rispondo sempre allo stesso modo: «Girale e premi il pollice sul tallone».
Di solito, dopo, torna a casa e controlla le sue.
Per me tutto si riduce a una cosa: riuscire a uscire anche a novembre, con il buio e l’asfalto freddo, e tornare a casa con la voglia di rifarlo.
Le scarpe da corsa Vitelli Moda sono pensate per questo: stabilità e comfort a ogni uscita, corta o lunga che sia.
Perché cambiarle adesso

Questa è la frase di Marta che mi è rimasta in testa:
«Le scarpe si cambiano prima che arrivi il buio. Chi aspetta di sentirsi pronto, alla prima mattina fredda si ferma.»
In autunno le giornate si accorciano ogni settimana e l’asfalto si fa più freddo. Il momento più facile per cambiare scarpe è adesso, prima che una settimana saltata diventi un mese.
Se arrivi ai primi freddi con un paio consumato ai piedi, sai già come va a finire.
Io ci sono passata tre volte, e il copione è sempre lo stesso.
Se aspetti la primavera:
alla prima mattina buia cominci a saltare le uscite
a novembre le scarpe restano nella scarpiera e ti ripeti «ricomincio a marzo»
a marzo riparti da capo, con il fiato corto dei primi giorni
e l’autunno dopo, puntuale, ricomincia tutto
Se cambi scarpe adesso:
arrivi ai primi freddi con il piede tenuto saldo dalla tomaia rinforzata
sull’asfalto freddo l’appoggio resta morbido, grazie alla suola ammortizzata
i piedi restano freschi anche nelle uscite lunghe
a marzo hai già alle spalle un inverno intero di corsa
La spedizione è gratuita in tutta Italia: restano da scegliere solo colore e numero.
Con quel paio ho corso il mio primo autunno intero dopo tre anni.
Quest’anno puoi arrivare a dicembre con il calendario pieno di crocette.
Lo scrivo perché avrei voluto che qualcuno mi girasse le scarpe il primo di quei tre autunni, alla prima mattina fredda.
Dove le ho prese, e quanto le ho pagate
Le ho ordinate online, direttamente sul sito di Vitelli Moda.
La parte comoda è la consegna: la spedizione è gratuita per tutti gli ordini in Italia, senza un minimo di spesa.
Ho seguito il consiglio che trovi anche nella pagina del prodotto, mezza taglia in più, e la calzata è quella giusta. Se la misura non va, puoi chiedere il reso o il cambio entro 30 giorni. Si paga con PayPal o con la carta.
Ormai quasi tutto il gruppo del giovedì le porta: Marta e io arancioni, Laura blu, Sara nere. A settembre, quando qualcuna dice che a ottobre si fermerà, le giriamo le scarpe prima ancora di rispondere.
Il conto è semplice. Il paio che porto io costa 72,95€ invece di 104,00€, con la spedizione gratuita. Per un autunno intero passato a correre, mi sembra poco.

Stabili e morbide sull’asfalto d’autunno
Tomaia rinforzata, suola ammortizzata e mesh traspirante. Numeri dal 36 al 45.
SCOPRI LE SCARPE →✓ Consiglio: mezza taglia in più
Le tre cose che ho sentito fin dalla prima uscita
Le scarpe da corsa Vitelli Moda, in breve
Tiene il piede saldo a ogni appoggio, per una stabilità maggiore, ed è fatta per durare.
Assorbe l’impatto: l’appoggio sull’asfalto duro di città è più morbido e la falcata più fluida.
Fa circolare l’aria e tiene i piedi freschi anche nelle uscite più lunghe.
Prima della prossima mattina fredda, gira le tue scarpe
Per tre autunni ho lasciato che fosse ottobre a decidere per me.
Le sveglie spente. La frase «ricomincio a primavera». Le mattine in cui guardavo dalla finestra il lungofiume ancora buio e tornavo sotto le coperte.
Poi un giovedì Marta mi ha girato una scarpa sulla panchina del Valentino. La suola era liscia come un sasso.
Il resto l’hanno fatto una tomaia che tiene il piede, una suola che attutisce l’asfalto e un mesh che lascia respirare, mentre io pensavo solo a correre.
L’anno scorso ho corso fino a dicembre, e poi per tutto l’inverno. La prima mattina fredda arriva per tutti.
Quest’anno, quando arriverà la tua, fatti trovare con le scarpe giuste ai piedi.
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